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Il diritto di «starci» bene. Benessere e Consapevolezza.

Ottobre 29, 2023

Tutti potrebbero stare bene: un diritto, un seme per il senso della vita.

Iniziamo con un po’ di riflessioni per condurre questo importante discorso al suo focus per tutte le sfere della vita.

Il benessere, lo stare bene, è uno dei diritti fondamentali degli esseri umani e presume che tutte le persone – indipendentemente dalla loro provenienza, condizione economica, razza, religione, genere – vivano una vita dignitosa e soddisfacente.
Il concetto assoluto del ben essere è come un seme per il senso della vita, attraverso cui l’esistenza umana ha una logica, un percorso che possiamo razionalizzare, dobbiamo comprendere… altrimenti che senso ha?

È un principio su cui si basano altri concetti: di uguaglianza, dignità, società migliori e che dovrebbe essere garanzia per ogni essere umano sui tre livelli di sviluppo personale: fisico, mentale, sociale, perciò appunto, tutti potrebbero stare bene… Ma è utopistico?
Ci sono delle forze che bloccano il diritto al benessere?

Purtroppo “forze di potere” troppo spesso congelano questo diritto: queste non solo riguardano il piano generico del sistema sociale, della geo-politica, dell’economia ma si rivelano parallelamente soprattutto in una micro dimensione, quella della persona e delle sue relazioni: famiglia, coppia, lavoro, genitori e figli, insegnanti e bambini/adolescenti.
È in questi contesti, detti micro-relazionali, che dobbiamo far valere il nostro diritto di starci bene!
Noi gettiamo il nostro piccolo seme, nella vita quotidiana delle persone, con amorevolezza ed esperienza.

StarCI bene, stare bene, benessere nelle varie sfere della vita. Cosa si intende?

Noi desideriamo esplorare l’importanza del benessere personale nelle varie sfere della vita, il diritto di vivere – con felicità, serenità, armonia, valori e rispetto – RELAZIONI sane: a iniziare dal rapporto con noi stessi, dalla presa di coscienza della propria identità e dei propri meccanismi interiori e comunicativi, per “essere” nella famiglia, nella coppia, nel lavoro e negli altri ambienti sociali nel modo corretto e migliore.

Cosa influenza la percezione del benessere? La prospettiva soggettiva.

Attraverso l’esperienza individuale della vita, attraverso i fatti quotidiani, la persona si evolve, si mette in relazione con il mondo, ne dà senso passando da una consapevolezza interiore alla consapevolezza sociale, si sente parte di questo mondo, crea relazioni, percepisce l’esperienza umana, passa dall’IO al NOI, come spiegava Alfred Schültz relativamente agli studi fenomenologici.
Teniamo conto che è sempre la prospettiva soggettiva a guidare l’interpretazione e le percezioni, i processi decisionali, i significati dati agli eventi fuori dal Sé e alle relazioni sociali. È proprio così che l’individuo dà senso al mondo, al vivere, è proprio questo che influenza la percezione del benessere!

Dunque: ogni nostro pensiero, ogni nostra esperienza influenza il modo in cui ci poniamo verso il mondo, definisce le nostre scelte, definisce la nostra Comunicazione, pertanto i nostri comportamenti come parti degli atti comunicativi.

Quando ci poniamo verso l’altro, creiamo una relazione, comunichiamo un messaggio ma, soprattutto, comunichiamo in maniera non verbale i nostri sentimenti e le nostre emozioni più profonde (che non sono la stessa cosa eh!), producendo nell’altro delle reazioni consapevoli o inconsapevoli che ci riportano un feedback quasi sempre condizionante del nostro successivo stato d’animo creando una circolarità di reazioni, non sempre positive; il fatto di riuscire a rimanere in equilibrio e condurre la relazione a uno stato di benessere dipende dalla consapevolezza che noi abbiamo del nostro essere, delle nostre competenze comunicative e comportamentali.
Questo breve e focale passaggio permette di comprendere molti comportamenti e risultati delle relazioni in diversi “ambiti” e “ambienti”.

A garanzia del nostro diritto al benessere!

Siamo in un momento storico e sociale per cui la gente è stanca, stanca di tutto, vorrebbe che la giostra vorticosa del mondo in affanno si fermasse per un attimo. Troppi messaggi negativi, troppe guerre, assurdità, incomprensioni, emergenze e terrorismi, manipolazioni, condizionamenti, bugie, non protezione,  soprattutto da parte di quelle Istituzioni che dovrebbero essere fondamento del nostro vivere civile, a garanzia del nostro diritto al benessere!
Proprio quando cerchiamo di essere felici, di essere vivi, di essere attivi perché una delle poche cose comprese è che la vita è veramente effimera
Noi stessi siamo la garanzia del nostro diritto al benessere!

Fermate il mondo voglio scendere! Lo stato di malessere.

Spesso, oltre al paradosso di questo “soffocante macro cosmo” di cui vogliamo essere partecipi e informati ma che genera in noi una stanchezza “collettiva”, ci troviamo  nella nostra sfera quotidiana con una strana sensazione di soffocamento, demotivazione, fretta, stress… “per piacere, basta! Lasciatemi in pace! Silenzio, chiedo solo un attimo di silenzio”e ci si sente proprio come Mafalda con i suoi capelli scompigliati e le sue osservazioni “fermate il mondo voglio scendere!”.

La comunicazione non verbale, specchio della relazione.

Quando viviamo uno stato di stress costante, imbrigliati nei problemi quotidiani, ci troviamo impegnati solitamente in “comunicazioni di servizio”, quasi sonnolenti o zombie della comunicazione con relazioni improntate sul minimo essenziale: “io vado” “sì, ciao… ah amore… porta fuori le spazzature” “non posso ora, stasera”; “muoviti, prepara lo zaino che siamo in ritardo” “non trovo le scarpe” “scarpiera” ”dove?” ”ripostiglio, terzo scaffale dall’alto, davanti al tuo naso” e pare che, “scaricati” i figli a scuola o comunque chiusa una porta, ci si possa quasi rilassare affrontando una giornata di lavoro, senza invece rendersi conto che si passa dalla situazione famigliare a quella lavorativa o sociale quasi con le stesse modalità, immersi in un soliloquio continuo, in un dialogo interno ininterrotto, in un continuo rimuginare sul nostro stato di soffocamento, di malessere.

E magari al lavoro vorremmo e dovremmo essere brillanti, attenti, vorremmo comunicare il meglio di noi stessi e dei nostri discorsi, dare impressione positiva, con grande efficacia. Ma siamo stanchi, affranti, e nemmeno vediamo come siamo davanti allo specchio della relazione, non percepiamo la nostra comunicazione non verbale!

In quel caso il nostro corpo non svela un sorriso sincero nel dire buongiorno, gli occhi non brillano ma sono opachi, spenti, guardano in un infinito neutro, il nostro portamento è pesante, un passo dopo l’altro come se si portasse alla caviglia una catena… a cosa siamo ancorati?

E se un collega piuttosto che un direttore o un titolare o un cliente ci pone una domanda per cui noi saremmo le persone competenti nella risposta e invece quasi non sentiamo, sicuramente non “ascoltiamo” nel concetto vero dell’ascolto come atto di relazione ed empatia, e quasi non li vediamo, ci limitiamo a una breve risposta… cosa accade al nostro benessere personale, al benessere del nostro ambiente?
E cosa succede se poi gli altri ci rispondono negativamente? Se veniamo redarguiti, messi da parte, derisi, manipolati, mandati a quel paese?
Quale sarebbe la nostra percezione, quali emozioni proveremmo?

Input caotici che ci bombardano la mente

Poniamo poi che, in uno stato alterato del genere, dopo solo la mezza giornata di lavoro, corriamo a prendere i figli a scuola, arriviamo in ritardo, l’insegnante ha perso la pazienza ma ci fa un mezzo sorriso e noi le piazziamo un’occhiata minatoria “guardi… non mi dica niente, con la mattinata che ho avuto mi ci mancherebbe” lasciandola spiazzata e a bocca aperta, risalendo in macchina senza nemmeno quasi aver salutato i propri figli e bofonchiando “ma guarda quella, nemmeno 10 minuti di ritardo ci si può permettere?”. I bambini che bisticciano, la porta che non si apre, la casa nel caos… il pranzo, i compiti, il nuoto e la chitarra o il catechismo…
Oppure pensiamo ad altre preoccupazioni con i figli grandi, figli lontani, università, soldi, salute, lavoro, tasse e tutti gli input caotici che ci bombardano la mente…
Oppure siamo figli con genitori a cui dedicare un attimo di attenzione dopo la nostra frenesia…
Tutti conosciamo bene i passaggi con cui si fa sera!

  • Cosa abbiamo comunicato nella nostra giornata?
  • Qual è stato il nostro comportamento?
  • Siamo soddisfatti di questa giornata tipo?
  • Come sarà l’incontro con l’eventuale nostro partner al suo rientro, quando ancora dobbiamo “appena” metterci al lavoro per creare un documento, una ricerca, fare il punto per una riunione del giorno dopo?
  • Oppure come sarà il nostro incontro con qualche amico per uno spritz se ci liberiamo delle altre incombenze?
  • Saremo liberi di vivere un momento relazionale felice, autentico, libero… o saremo ancora in quella giostra di lamentela interiore da esternare a chi ci ascolterebbe anche?

Dal malessere alla crisi. Tenere le redini della nostra vita.

Sono le piccole cose quotidiane che sfuggono alla nostra gestione, alla nostra comprensione che portano al non riuscire più a tenere le redini della nostra vita. Un non riconoscere continuo di stati alterati, di aggressività quotidiana nelle relazioni oltre al vortice di informazioni eccitate, negative, isteriche del mondo porta alla rottura del nostro sistema di equilibrio.

Si parla di burnout come stato di esaurimento fisico e mentale causato da uno stress cronico e prolungato, spesso derivante da situazioni lavorative o da altre fonti di stress, con stanchezza estrema, cinismo, disinteresse per le proprie responsabilità e una ridotta efficienza nel lavoro o in altre attività quotidiane. Il burnout può avere un impatto significativo sulla salute fisica e mentale di una persona e può manifestarsi con sintomi come ansia, depressione, irritabilità, insonnia, e problemi di concentrazione.
Si parla di “coppie che scoppiano” come evento complesso ed emotivamente intenso causato da una varietà di motivi, quali la mancanza di una a comunicazione aperta e onesta, differenze nelle aspettative, nei valori, negli obiettivi o negli interessi in mancanza di un punto di incontro costruttivo, mancanza di capacità di sostegno reciproco nel caso di eventi particolari o stressanti, ricerca in altre persone di risposte mancate, decisione di percorrere strade proprie senza condizionamenti, mancanza di rispetto della crescita dell’altro e delle sue capacità di esprimersi.
Si parla di “perdita del lavoro”, di solitudine, di escalation di disagi, di devianze nei giovani. Tutte situazioni preoccupanti. Tutte situazioni di cui potremmo dettagliatamente scrivere pagine e pagine.

Le soluzioni ci sono. Scopri, risveglia la Dimensione della Consapevolezza.

A tutte le situazioni viste, preoccupanti, difficili, insormontabili, invalidanti… POSSIAMO DARE SOLUZIONI grazie alla consapevolezza di sé, alla conoscenza di strumenti della comunicazione profonda e dei conseguenti comportamenti in modo da riconoscere gli stati d’animo che alterano il benessere, in modo da partecipare alla Vita in maniera attiva, esserne protagonisti, condurre i dialoghi più autentici nella nostra comunicazione quotidiana in ogni ambito, vivere intensamente le relazioni e i ruoli con la considerazione propria e degli Altri: con i figli, i genitori, nella coppia, al lavoro, nella società. Come?

Tutti ne parlano, tutti insegnano, ma conoscere DIVI – Dimensione Vita è l’opportunità per fare l’esperienza radicale, l’esperienza del Sé – grazie agli strumenti dell’Analisi Transazionale in particolare e altre competenze – per trovare la dimensione in cui esercitare il proprio diritto al benessere, alla felicità, in ogni contesto.
Da quasi quarant’anni… è un sistema innovativo!
È una strategia, uno strumento personale che puoi utilizzare per dare un nuovo orientamento al tuo percorso, avere un atteggiamento etico e vincente per rimuovere pregiudizi, per promuovere la tua salute e il tuo benessere, sapendo dove vuoi andare, chi vuoi ispirare, sul piano personale e professionale, per la tua realizzazione.
“Le SOLUZIONI DIVI cambiano la percezione di sé, dei propri sogni e delle relazioni, migliorando prospettive e risultati di Vita, portano a un livello superiore di coscienza in cui riconoscere il giusto agire…” e poter allora fare del proprio mondo un posto migliore. “Make World a better place”.

autore: Chiara Zoppellar

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